
Questa è la dolcissima signora che ci ha ospitato a Srebrenica. Di lei so molto, ma non il nome (già faccio fatica a ricordare quelli italiani, figuriamoci gli altri). Se ci fosse un esame per diventare la perfetta nonna italiana, lei lo passerebbe a pieni voti.
Nei balcani è sempre difficile sedersi a un tavolo e non ingerire carne. Perfino nelle colazioni ipercaloriche che preparava: patè al pollo (tracce dell’animale vagamente rinvenute all’interno), wurstel di pollo, salsicciotto di pollo. Niente bacon, ovviamente, perché contrario al divieto islamico sul maiale. Il tutto seguito da un buon caffè bosniaco, l’unico buon caffè non espresso mai assaggiato in vita mia.
Ci parlava solo nella sua lingua. Io ero preposto alla comunicazione con lei, una comunicazione spesso a gesti, ma di sicuro affiatata.
E’ rimasta sola, ci aveva detto già il primo giorno. La guerra, anzi il genocidio, si è portato via marito e figlio. Sua nipote studia inglese all’università di Tuzla, la città dove molti profughi di Srebrenica si sono rifugiati e tuttora vivono.
Nella sua atroce solitudine, però, deve aver trovato conforto, almeno all’apparenza. Nonostante la dura osservanza del ramadan all’età di 71 anni, nonostante tutto ciò che le è capitato, ha sempre saputo trovare la forza di sorridere.
E di salutarci con le lacrime agli occhi; dopo una settimana di allegre chiacchierate, l’abbiamo lasciata di nuovo nella propria solitudine. La solitudine della guerra.
Ci vediamo il prossimo anno. Insciallà.
Ciao!
Sono Doris, a Srebrenica ero nel gruppo dei clown. Ho letto i tuoi articoli e li trovo molto interessanti
Volevo chiederti se hai qualche fotografia in più oltre a quelle sul sito della fondazione, che ci riguardano, e se potevi gentilmente passarmele.
Grazie e buona serata!
Grazie Doris.
Sì, ho più di qualche foto, anche di voi clown.
Li metterò sicuramente su facebook e forse farò un account su Flickr, perché qui tutte quelle foto non le posso mettere. Proverò a ricordarmi di mettere un link come commento a questo articolo.
Grazie mille
Ho provato a cercarti su facebook ma non ti ho trovato, terrò d’occhio questo messaggio ^__^
Ciao Antonio,
la signora che ti ha ospitato pare si chiami Aika (almeno Anna lo pronunciava così). Bello il tuo blog, complimenti! Ora continuo la navigazione …
Ciao
Rainer
Precisamente Ayka…
Anna