
Sotto, il leader libico Muammar Gheddafi si concede una pausa bevendo un bicchiere d'acqua. Sopra, il connazionale e fedelissimo Ali Abdussalam Treki, presidente della 64esima sessione dell'Assemble generale, non riesce a nascondere l'insofferenza al discorso-fiume del raìs
Un quarto d’ora a testa. Questo è il tempo limite di ogni Stato nella discussione all’Assemblea generale. Gheddafi, l’altro ieri, ha parlato per 96 minuti. Più di sei volte rispetto al consentito.
Del resto, chi l’avrebbe dovuto fermare non poteva:
il presidente della 64esima sessione dell’Assemblea generale è, infatti, il libico e fedelissimo Ali Abdussalam Treki. Anche lui è apparso esausto di fronte alla fiumana di invettive vagamente terzomondiste declamate dall’istrionico leader nordafricano.
Secondo il racconto dell’inglese ‘Times’, perfino il suo fidato interprete è crollato. Al 75° minuto del discorso, narrano le cronache. ‘Non ce la faccio più’, avrebbe detto in arabo al microfono. Subito è accorso un interprete ufficiale a sostituirlo. Gheddafi – uno che pretende di piazzare un enorme tenda ovunque vada – aveva imposto anche il suo traduttore personale, convinto che gli interpreti ufficiali non avrebbero ben compreso il dialetto libico.
Invece, a quanto pare, il capriccioso Muammar ha fatto l’intero discorso in arabo ufficiale.
Salam.