25 Agosto 2009

La ferita aperta di Potočari

Potočari

A Potočari, solo sei chilometri di distanza da Srebrenica città, c’è il memoriale per le vittime musulmane.

I nomi delle 8340 vittime sono elencati in rigoroso ordine alfabetico. Ciò che fa più impressione è il ripetersi infinito dei cognomi più diffusi. I Beganović, i Mehmedović, gli Ibrahimović sono decine e decine, a volte centinaia, differenziati solo dal nome e dall’anno di nascita. La lista di alcuni cognomi inizia e non finisce prima di due o tre impietose colonne.

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23 Agosto 2009

Srebrenica, una paese in ristrutturazione

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Siamo arrivati questa mattina a Srebrenica, teatro del massacro di massa più grave in Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Si parla di ottomila civili musulmani massacrati dalle truppe sotto il comando del generale Ratko Mladic, tutt’ora latitante.

Questa foto rende al meglio il clima che si respira in paese, un’aria di lenta ripresa. Come per questo minareto, ricostruito dopo la distruzione della guerra.

17 Agosto 2009

Fabbricando case… puoi morire in odore di santità

A fra’, che te serve?

Pare che l’immobiliarista (palazzinaro, per i romani) Gaetano Caltagirone si rivolgesse così a Franco Evangelisti, il braccio destro di Giulio Andreotti dipinto anche nel Divo, che morì nei mesi più caldi di tangentopoli.

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6 Agosto 2009

“Una location da urlo”

L'urlo

Così ha parlato un giornalista del tg5 in un servizio dell’edizione di martedì delle 13.

A volte mi chiedo se non valga la pena introdurre una nuova fattispecie di reato, visto che va molto di moda: deturpazione volontaria della lingua italiana.

Comunque la mia reazione è stata simile a quella dell’omino del pittore norvegese Edvard Munch.

Un quadro da urlo, come direbbe lo stesso giornalista.

31 Luglio 2009

I numeri sono importanti!

Repubblica del 21 luglio, a pagina 14, provava a soffiare il fuoco sull’emergenza dei pirati della strada.

Pirati della strada, in sei mesi casi raddoppiati, recitava il titolo.

O perbacco. Repubblica, che pure è un giornale attento e preciso, ci voleva far ingoiare una bufala. Se si legge il pezzo, infatti, si vede che i casi sono saliti solo del 57%. Le opzioni sono due: esagerazione tipica di un titolo o carenza di elementari nozioni matematiche in chi l’ha scritto. Propendo per la seconda, e spiego il perché.

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14 Luglio 2009

Just a game?

Ieri sera l’Iraq, campione d’Asia, ha giocato nella capitale Baghdad per la prima volta dopo la guerra del 2003.

Spalti strapieni, entusiasmo irresistibile, tifosi assiepati a bordo campo proprio come succedeva da noi ai tempi dell’Inter di Herrera o del Milan di Rocco.
Era solo un’amichevole, ma il boato dopo ognuno dei quattro gol della squadra di casa valeva quanto una coppa del mondo.

A confronto, la torcida brasiliana è un club di gentiluomini del Rotary di Wimbledon, impegnati in una sfida di Bridge.

Di fronte alla corruzione di funzionari e politici, alle divisioni religiose e tribali, allo stillicidio di attentati, alla inevitabile occupazione americana, il calcio, codice universale della passione sportiva, rimane il collante più forte in una nazione in bilico.

Noi, che di unità e orgoglio nazionale non brilliamo dai tempi del proverbiale Francia o Spagna, l’importante è che se magna, lo sappiamo benissimo. E infatti il tricolore, timidamente stipato in scantinato per 23 mesi, fa capolino solo nel giugno degli anni pari per sostenere gli azzurri ai campionati europei o mondiali.

Per questo propongo una versione aggiornata del detto:

Francia o Spagna, l’importante è che ce fate vince er mondiale.

10 Luglio 2009

La berlusconizzazione di Obama

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E noi lo credevamo un Superuomo, un ragazzone tutto casa (bianca) e chiesa, avulso dalle più bassi istinti di noialtri umani.

Invece eccolo qui, alla stregua di un Cavaliere qualsiasi, con lo sguardo rapito dalle sinuosità brasiliane di una giovane proveniente dalle favelas. Il tutto sotto l’occhio malignamente divertito di Sarkò.

Noi che siamo i soliti guardoni all’italiana, rappresentati dal prototipo berlusconiano, ti perdoniamo, Barack. Ma attento agli americani, che quando ci si mettono, sanno essere bacchettoni un bel po’.
Per info chiedere a Bill.

2 Luglio 2009

Le antiche origini della Casta

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Incredibile, ma vero. E’ il trafiletto che ho trovato in una vecchia prima pagina del Resto del Carlino.
Era giovedì 19 maggio 1887.

Esisteva l’impero ottomano e gli inglesi erano ancora una superpotenza mondiale. In quell’anno, per intenderci, Giuseppe Verdi (“Viva VERDI, Vittorio Emanuele Re D’Italia) presentava la prima di Otello alla Scala e nasceva a Pietrelcina Padre Pio.

Eppure i nostri Onorevoli già disertavano le aule parlamentari.  Molto più tardi avrebbero capito come risolvere il problema: sarebbero arrivati i pianisti, non per comporre melodie, ma per truffare l’elettore. In un colpo solo, ecco un voto raddoppiato per un numero legale dimezzato.

“E c’aggia fa? Tando song’ Onorevole!

26 Giugno 2009

Venghino, dietrologi, ché qui c’è il vino buono

Mugshot__michael-jacksonPassata l’emozione per la morte di Micheal Jackson, i complottisti (categoria che vive una nuova giovinezza con internet) cominceranno a proporre le più improbabili teorie cospirative: “l’hanno avvelenato i familiari per papparsi l’eredità”, “si è ucciso perché troppo dispiaciuto per la morte di Farrah Fawcett”, “prima di schiattare l’avevano rapito gli Ufo” e così via.

E tra una decina d’anni, i suddetti segnaleranno i tradizionali avvistamenti post-mortem riservati agli idoli (“mica è morto, voleva solo scappare da Los Angeles e non farsi vedere più. Così ha fatto morire un suo sosia”).

Probabile la segnalazione del King of pop in Argentina, dove sarà andato a vivere in un bilocale in subaffito.

Il suo coinquilino? Elvis Presley, of course.

23 Giugno 2009

La bullet tax

Mano di un uomo ferito durante le manifestazioni di domenica scorsa (foto Reuters)

Mano di un uomo ferito durante le manifestazioni di domenica scorsa a Teheran (foto Reuters)

Volete il corpo di vostro figlio di 19 anni morto negli scontri? Tirate fuori 3.000 euro, serviranno a coprire i costi sostenuti per contrastare i manifestanti”.

Questo hanno detto con infinita sfacciataggine le autorità di Teheran a una famiglia che era arrivata all’ospedale per recuperare il cadavere del figlio, ucciso per caso mentre tornava a casa, perché, assicurano i familiari, “non gli interessava la politica”. Alla fine, di fronte alle rimostranze del padre (“reduce della guerra contro l’Iraq”) , i funzionari hanno desistito e consegnato alla famiglia le spoglie del ragazzo addirittura aggratise, purché “non si tenessero i funerali a Teheran”.

A riferirci questa incredibile storia è il Wall Street Journal grazie al suo corrispondente Farnaz Fassihi.